I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo (3)
GIOCO D’AZZARDO: DANNI SOLO PER I FIGLI DEI GIOCATORI O ANCHE PER ALTRI MINORI?
Nel Seminario “I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo” che si è svolto a Varese nell’ambito delle iniziative per la Festa della Famiglia nella mattina del 20 maggio 2017 sono stati presi in considerazione vari aspetti di “danni collaterali” che si abbattono sulle persone vicine al giocatore d’azzardo, che soffrono in conseguenza di questa prossimità.
A seguire la relazione di Anna Colombo
Obiettivo dell’intervento, rivolto certamente ad operatori dei servizi socio-sanitari o di associazioni del territorio che quindi si occupano o hanno a che fare o incontrano senza saperlo persone con un problema di gioco d’azzardo in famiglia, era anche, e forse soprattutto, rivolgersi ad ogni persona in quanto cittadino quindi membro della propria comunità locale per scuotere le coscienze individuali rispetto a quella categoria di familiari che genericamente definiamo come i “figli di giocatori d’azzardo”. Costoro rappresentano un insieme di individui a rischio, di cui è bene occuparsi.
E’ possibile parlare di giocatore d’azzardo patologico solo in presenza di una diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo (DSM-5 2013); pertanto è chiaro che, tra la moltitudine di persone che nella realtà attuale gioca d’azzardo, possiamo individuare differenti classificazioni di giocatori anche senza parlare di patologia: ci sono persone che giocano d’azzardo senza avere un disturbo; o persone che magari hanno un disturbo ma non hanno una diagnosi perché non si sono mai rivolte ad un servizio di cura; o ancora persone che giocano d’azzardo che potrebbero essere a rischio di sviluppare in futuro un disturbo; ecc. E’ chiaro che in questa diversità di popolazione adulta che gioca d’azzardo la categoria “figli di giocatori” merita sicuramente un approfondimento.
Intanto troviamo i “figli di giocatori d’azzardo patologici” che potrebbero essere persone adulte (o comunque maggiorenni) oppure minori che in quanto tali necessiterebbero di interventi di tutela specifica.
In quanto figli di giocatori d’azzardo patologici, adulti o minori, essi vivono in un nucleo familiare con la presenza di patologia e sono quindi portatori di sofferenze e difficoltà che richiedono uno specifico percorso di aiuto e sostegno; tuttavia i figli minori meritano un focus di attenzione privilegiato sia per le difficoltà specifiche che manifestano, sia per i rischi a cui sono soggetti.
Luogo in eccellenza garante della tutela dei minori è il Tribunale per i Minorenni, ma la domanda che sorge spontanea è: che cosa sa il Tribunale per i Minorenni della patologia del gioco d’azzardo?
Sarebbe molto interessante poter effettuare una ricerca specifica presso le Procure e i Tribunali per i minori per verificare se e quante segnalazioni siano pervenute alla loro attenzione in questi anni relative a minori che vivono in situazioni pregiudizievoli a causa della presenza nel nucleo familiare di un disturbo da gioco d’azzardo. Sarebbe anche molto interessante verificare quali provvedimenti di tutela siano stati decretati e quali esiti siano scaturiti; la esperienza personale di Anna Colombo, assistente sociale che ha effettuato negli anni alcune segnalazioni di pregiudizio, non è molto rassicurante.
Spesso, è vero, non è facile descrivere chiaramente nei figli di giocatori d’azzardo patologici, gli elementi pregiudizievoli al loro benessere. Vivono esperienze di illusione-disillusione; assistono a manifestazioni di aggressività e rabbia; a volte vengono derubati dei propri averi (denaro o oggetti di valore), ma a volte vengono “premiati” con grosse ricompense (doni o vacanze); vivono in un ambiente familiare in cui regnano menzogna e non chiarezza; spesso appaiono adultizzati e responsabilizzati tanto da sembrare ad uno sguardo esterno non specializzato, bambini adeguati; provano sensi di colpa, rabbia, vergogna; spesso manifestano sintomi psicosomatici.
Ma tutto questo si manifesta chiaramente nelle situazioni conclamate e durante un percorso di presa in carico dell’adulto patologico presso i servizi di cura specializzati e formati sulla tematica del gioco d’azzardo. Tutto ciò che viene prima, rimane nel sommerso e nell’isolamento delle mura familiari. Non possiamo certo quindi parlare di tutela e prevenzione del minore.
E se volessimo ulteriormente complicare la situazione non potremmo non parlare di tutte quelle situazioni di minori che “accompagnano” gli adulti nei luoghi dell’azzardo; spettatori obbligati ad assistere, a condividere o spesso a subire, il comportamento dei propri adulti di riferimento. Possiamo parlare di azzardo passivo?
Grazie al progetto “LiberAndoci dall’Overdose da Gioco d’Azzardo” (finanziato da regione Lombardia nel 2015 – Ente capofila il comune di Samarate –Ente attuatore e consulente scientifico AND –Azzardo e Nuove Dipendenze) è stato possibile realizzare una mappatura-psicosociale osservando il comportamento di numerosi giocatori d’azzardo direttamente all’interno dei locali. La ricerca, oltre ad aver fornito interessanti elementi di analisi e di studio rispetto ai 633 giocatori d’azzardo osservati, ha rilevato diverse situazioni di azzardo passivo riguardanti minori. I report dei ricercatori, operatori esperti di gioco d’azzardo e formati appositamente allo scopo della mappatura, riportano fatti che meritano attenzione da parte di ogni cittadino adulto e responsabile al processo di co-costruzione della propria comunità locale.
Nell’ambito delle scommesse sportive, per esempio, non è infrequente osservare padri e figli discutere e confrontarsi su quale sia la scommessa più opportuna da segnare sulla schedina. Per non parlare dei bar con la presenza di slot machine nei quali sono stati osservate diverse tipologie di azzardo passivo: due genitori per esempio stavano bevendo l’aperitivo al bancone del bar mentre i figli facevano finta di giocare alle slot machine; una nonna e la figlia adulta giocavano a due slot machine e il passeggino con il passeggero a bordo stava in mezzo a loro; una coppia di genitori entra nel bar e mentre la madre ordina la consumazione il padre, per mano al bambino, si dirige alle slot machine e inizia a giocare.
Questi fatti sono sicuramente quotidiani, sotto gli occhi di ciascuno, magari guardati con poca attenzione e senza problematizzare, aggravati inoltre dal totale disinteresse del gestore che non interviene in alcun modo. Ma ci siamo mai chiesti qual è il messaggio che implicitamente passa ai bambini?
Pensiamo infine ai figli dei gestori di piccoli bar che trascorrono molte ore all’interno di quel luogo perché per loro è il negozio dei propri genitori, è “casa”; il pomeriggio sono seduti ad uno dei tavolini a fare i compiti mentre mamma e papà stanno dietro al bancone a preparare caffè e a servire la clientela, o alla cassa a vendere gratta e vinci e a fare le ricevute delle schedine del lotto. L’azzardo per loro è dentro la quotidianità della loro vita, è parte integrante del lavoro dei loro genitori, è normalità.
Ma come è possibile proteggere e tutelare tutti questi minori?
I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo (2)
“il silenzio dei figli dei giocatori significa che non hanno bisogno di aiuto?”
Nel Seminario “I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo” che si è svolto a Varese nell’ambito delle iniziative per la Festa della Famiglia nella mattina del 20 maggio 2017 è stata data voce ad alcuni figli minorenni dei giocatori patologici, vittime silenziose spesso non viste, che non si permettono neppure di chiedere aiuto.
Questi figli possono essere italiani, stranieri, di 6 anni come di 17 anni, femmine oppure maschi, poco importa: dalla relazione presentata che ha raccolto diverse testimonianze, si evince che nella loro storia di figli appartenenti ad un nucleo familiare colpito dal problema del gioco d’azzardo, tutti attraversano delle fasi simili.
| “pensavo fosse diventato stupido, per come si comportava”- ci dice Jennifer |
Durante la fase di gioco attivo del genitore giocatore, questi figli aspettano invano il rientro a casa del proprio genitore, aspettano invano che costui (o costei, se a giocare è la madre) si interessi di come procede la scuola, o altri impegni del figli; sperimentano sentimenti di confusione, di tristezza e di paura (per l’incertezza delle possibili reazioni litigiose che si scatenano in famiglia). Non riconoscono più la loro mamma o il loro papà ; subiscono furti dal loro salvadanaio, rimangono con il frigorifero vuoto, e in alcune situazioni, più frequenti di quel che si può pensare, vengono ricoverati per denutrizione.
Al momento della scoperta e della esplicitazione della presenza del problema del gioco d’azzardo, questi figli, nel cercare di non essere di peso, non danno a vedere come si sentono: trattengono/nascondono la rabbia, la vergogna, l’impotenza di non sapere come essere di aiuto (“Io cosa ci posso fare”, mi disse Marco in seduta).
Non ne parlano con nessuno, a volte nemmeno con gli amici più fidati o altri membri della famiglia, come zii o nonni. E anche in casa “tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. E’ imbarazzante.”.
Come conseguenza di questa situazione particolarmente stressante, sviluppano sintomi di malessere, quali insonnia e incubi, incapacità a concentrarsi a scuola, pensieri intrusivi (“dove sarà ora papà/mamma?, quando tornerò a casa, staranno litigando?”, si chiede Matteo); apprensione, irritabilità (“litigavo spesso con le mie amiche e il mio ragazzo, che non sapevano nulla e non capivano la mia irrequietezza”). La preoccupazione di questi figli diminuisce, ma non scompare del tutto neppure quando da parte dei genitori viene intrapreso un percorso di cura perché il timore che ci sia una ricaduta nel gioco d’azzardo è elevato e perché le tensioni e i problemi, non solo economici, persistono anche per un lungo periodo dalla cessazione dell’attività di gioco d’azzardo.
Questi ragazzi intervistati hanno infine chiesto che si parli con le famiglie dove c’è un problema di azzardo, che si pensino a dei percorsi di cura anche per loro, e soprattutto che venga tolto il gioco d’azzardo: “ma se l’azzardo non è un gioco, e fa male anche a papà, perché nessuno lo elimina?”, Laura, 6 anni).
Se in famiglia vivi questa situazione, chiama l’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze per una consulenza specializzata allo sportello (339-3674668). Verrai accolto da operatori professionali, membri dell’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze, esperti nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo, che potranno analizzare con te la tua specifica situazione e indirizzarti alle risorse più indicate nel tuo caso.
I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo (1)
La tua abitudine, la nostra solitudine di Daniela Capitanucci
Questo poteva essere il sottotitolo del Seminario gratuito “I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo” che si è svolto nella magnifica cornice del Salone Estense, via Sacco 5 – Varese, sabato mattina 20 maggio 2017, con inizio alle 9.30. Il seminario era accreditato come Formazione Continua per Assistenti Sociali, con 4 crediti (ID-20079).
Focus dell’incontro, i problemi che il gioco d’azzardo crea in famiglia e non solo….
L’Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze, nell’ambito delle iniziative che si sono svolte nel weekend della famiglia (organizzato dalla Consulta della Famiglia del Comune di Varese) mirava a mettere in luce un problema ancora assai troppo nascosto.
Che il gioco d’azzardo legale sia ampiamente diffuso nel territorio ormai è evidente: ma quali rischi si corrono in famiglia, e chi subisce i maggiori danni?
Se è chiaro ormai che il disturbo da gioco d’azzardo è un fenomeno grave che mina la salute psicofisica del giocatore che ne è afflitto, assai meno evidente è il disagio di chi si trova a vivere di riflesso il comportamento di un congiunto con tutte le sue conseguenze. Quanto e come soffrono i congiunti dei giocatori? Quali costi in termini di benessere, non solo economico, si troveranno a pagare? Sfiducia, menzogne e ricadute, come mineranno la loro stabilità personale e interpersonale?
Il silenzio dei minori che vivono queste situazioni in famiglia, significa che non hanno bisogno di aiuto? Sono proprio loro l’anello più debole della catena e sperimentano una sofferenza diffusa, vittime silenziose spesso non viste, che non si permettono neppure di chiedere aiuto.
E poi, i danni subiti dai minori riguardano solo i figli dei giocatori o anche altri bambini?
I figli dei giocatori sono certamente una fascia ad alto rischio di disagio, con risvolti anche importanti sulla salute, ma siamo certi che siano gli unici minori da tutelare, vista l’ampia diffusione di gioco d’azzardo legale a bassa soglia, che intrude nei mondi quotidiani di tutti noi?
Forse è il caso di interrogarsi andando oltre i contesti di osservazione consueti; ad esempio, come si possono tutelare quei minorenni che vengono portati nei luoghi di gioco d’azzardo dai loro familiari, e vengono esposti al gioco d’azzardo di qualcuno dei loro cari magari anche per lunghe ore? Oppure come si può esercitare la propria responsabilità positiva quando osserviamo minorenni esposti al “gioco d’azzardo passivo” perché magari passano interi pomeriggi nei locali gestiti dai loro genitori, esercenti di gioco d’azzardo lecito? Si può fare finta di nulla?
Alla luce dell’esperienza maturata in questi anni all’interno dell’Associazione AND e nella propria pratica professionale, sentivamo forte la necessità di cercare le risposte a queste domande e proprio per questa ragione abbiamo maturato l’idea di proporre un momento di riflessione aperto a tutta la cittadinanza su questi temi, che rappresentano un grave problema emergente, proprio nell’ambito del weekend della famiglia.
Ognuno di questi aspetti verranno approfonditi nelle prossime settimane in specifici contributi.
Perché, come recita il motto di quest’anno, la famiglia è un bene prezioso: non giochiamocela!
Se in famiglia vivi questa situazione, chiama l’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze per una consulenza specializzata allo sportello (339-3674668). Verrai accolto da operatori professionali, membri dell’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze, esperti nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo, che potranno analizzare con te la tua specifica situazione e indirizzarti alle risorse più indicate nel tuo caso.
Una finestra aperta sul mondo : costruire con gli altri
Settimana dedicata alle famiglie Varesine
20 Maggio 2017: Con l’Unicef le scuole e le città amiche a Brenta
Ciao, sono Ricky Riciclino , la nuova mascotte creata dalle volontarie del servizio civile UNICEF di Varese. Quest’oggi vorrei raccontarvi una storia che parla di una finestra spalancata sul mondo.
Il 20 Maggio 2017 mi trovavo a Brenta insieme ai ragazzi e alle ragazze delle scuole primarie, ai giovani delle secondarie di Comerio fino ai grandi delle superiori di Castellanza. C’eri anche tu ?
Da una finestra si possono vedere molte cose, alcune belle e altre da migliorare e di questo abbiamo discusso con le Autorità comunali , provinciali e le realtà volontaristiche del territorio. Ci si è confrontati sul significato di “ città amiche dei bambini e delle bambine”, insieme ai ragazzi, per i ragazzi. Si è parlato dei 9 passi per la costruzione di una città amica dove, il superiore interesse del minore, è il punto cardine attorno al quale Sindaci , quali il Dr. Ballardin Sindaco degli adulti e Francesca Sindaco dei Ragazzi di Brenta, con i Rappresentanti delle Istituzioni, hanno promesso di lavorare per migliorare l’esistente. Si è parlato del “Progetto Momo” che, a dire il vero, mi sta molto a cuore forse perché sono creativo e, come questa Bambina, sono nato anch’i da una penna e sono d’accordo con lei che le città amiche debbano essere a misura di bambino e stare, non solo strutturalmente, a livello dei più piccoli; soprattutto per quanto riguarda la ricchezza delle relazioni interpersonali e la genuinità dei rapporti umani da cui essa è composta.
A questo proposito, i ragazzi ci hanno mostrato i frammenti del mosaico che hanno realizzato in classe, tutti con significati diversi secondo le loro realtà di provenienza e, con l’aiuto del mosaicista Andrea Sala, li hanno assemblati creandone uno nuovo da esporre nel centro del paese di Brenta.
Ognuno di noi è parte di un tutto.
E per quanto mi riguarda? Beh io ho intrattenuto i più piccoli, raccontando loro la mia storia tra una bottiglietta di plastica riciclata e una buona azione da fare assieme per migliorare l’ambiente in cui viviamo, mentre i ragazzi delle medie, hanno creato un enorme cartellone incentrato sulla sensibilizzazione dei cambiamenti climatici, sull’ecosostenibilità, sull’ambiente e soprattutto sulle buone relazioni da tenere in classe.
Mi sono davvero divertito !
La settimana dopo ho raccolto la mia valigetta del ricky-ciclo-laboratorio e sono volato in gran fretta al comune di Cuveglio … beh, magari questa storia, ve la racconterò un altro giorno !
A prestissimo! Ricky Riciclino
| Da una finestra si possono vedere molte cose, alcune belle e altre da migliorare.
Vuoi farlo con me ? “ |
Ricky Riciclino è un personaggio di fantasia ideato da Sara Fonzi e Caterina Rossi, Illustrato in acquerello è con tecniche digitali da Sara Fonzi e ricreato sotto forma di pigotta dalla famosa volontaria Unicef Varese, Lidia Bargiggia. Lo scopo educativo affidato a Ricky è quello di accompagnare le volontarie nella sensibilizzazione dei bambini , e non solo, sulle materie ambientali intese nel più ampio significato.


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